FEDERALISMO - Lega Nord Savona

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FEDERALISMO

11 maggio 2010

da www.affaritaliani.it

Salvo colpi di scena, entro la fine di questa settimana ci sarà il via libera da parte della Commissione Bicamerale presieduta da Enrico La Loggia al federalismo demaniale, il primo passo per l'attuazione concreta della riforma federale del fisco.

"Molto soddisfacente il lavoro svoltosi in Commissione, durante il quale si è proceduto con la conclusione dell'audizione del ministro Calderoli". Così Enrico La Loggia, presidente della Commissione Parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale. "Particolarmente significativa l'intenzione manifestata dal ministro in ordine alla nostra proposta, condivisa dall'intera Commissione, di destinare all'abbattimento del debito pubblico i proventi derivanti dalla valorizzazione dei beni trasferiti dal patrimonio dello Stato agli enti territoriali", aggiunge La Loggia.

L'INCHIESTA - Diecimila terreni, 9 mila fabbricati, 5 mila chilometri di spiagge, 234 corsi idrici, 69 laghi per un’estensione di 550 chilometri quadrati: diventeranno “federali”. Sono i 17.400 beni che ora appartengono allo Stato, è la prima spartizione: entro il 21 maggio passeranno alla gestione di Regioni, Province, Comuni e alle future città metropolitane.

Il federalismo demaniale. Si chiama federalismo demaniale, ed è il primo passo reale della vecchia “devolution” avviata in Parlamento. Alla fine dello scorso anno, infatti, il Consiglio dei Ministri ha varato uno schema di decreto legislativo che si intitola appunto federalismo demaniale e che fissa i principi generali e le procedure per regolare il trasferimento di parti del patrimonio immobiliare dello Stato a favore degli enti territoriali. Il decreto legislativo del governo, ora all’esame del Parlamento, da approvare e trasformare in legge entro il 21 maggio, pur non contemplando la cessione dei beni storici e culturali del nostro Paese lascia aperta più di una questione.
 

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IL FEDERALISMO
 

Dopo anni di battaglie Umberto Bossi è riuscito a imporre che si discuta e si legiferi sul federalismo fiscale che è un primo grande e importante risultato da sempre voluto dalla Lega.  Va a tutto merito della Lega il fatto che oggi tutti i partiti considerino la discussione sul federalismo un tema fondamentale della politica italiana. Si pensi che due centralisti come Fini e Dalema vorrebbero adirittura appropriarsi di questa battaglia politica attraverso una commissione.
Occorre però ricordare che la Lega è nata per ottonere un federalismo totale. Nell'interesse delle regioni e dei cittadini tutti, il federalismo fiscale va visto come un primo passo verso la costruzione di un federalismo totale. E per intraprendere questa strada, i quattro punti qui sotto illustrati si rivelano decisivi.

1- Camera delle Regioni 

Il Senato deve trasformarsi nella "Camera delle Regioni" dove ogni regione è rappresentata in modo paritetico (cioè indipendente dalla popolazione)  da 4 membri designati dalla regione (80 membri in tutto). Ovviamente ciò comporta l'eliminazione degli statuti speciali, che sono incompatibili con il federalismo. Essa elegge nel suo seno un presidente che non avrà diritto di voto (eccetto in caso di parità). Il sistema non prevede cariche del tipo "Senatore a vita".

2 - Camera dei Deputati

Sarà composta da 160 membri eletti in base alla consistenza della popolazione regionale

3 - Eliminazione dell'Istituto dei Prefetti

Il sistema federale ha per conseguenza l'eliminazione delle Prefetture. Le incombenze oggi in carico alle prefetture sono assegnate alla "Polizia regionale" il cui capo è nominato e revocato dal Governatore della regione. La Polizia di Stato e la Guardia di Finanza costituiscono il nucleo della polizia regionale, mentre i carabinieri costituiscono la polizia federale, a tutela delle competenze dello stato federale e quindi incompetente su temi di natura regionale.

3 - Prelievo fiscale

Il prelievo fiscale avviene su base regionale. Ogni regione è tenuta a contribuire al mantenimento del governo federale con un contributo che và dal 6% al 20%, anche in misura diversa da regione a regione al fine di consentire uno sviluppo armonico di tutte le regioni. Tali percentuali saranno stabilite dalla Camera delle Regioni.

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