Lega Nord Savona: LA CULTURA ISLAMICA

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LA CULTURA ISLAMICA

 

PUBBLICHIAMO ALCUNE SINTESI DELLA GUIDA ALLA CULTURA ISLAMICA SCRITTA DA EDOUARD BALLAMAN NEL 2005. L’IDEA E’ NATA DOPO L’ASSASSINIO DI THEO VAN GOGH IN OLANDA E ALLA PROIEZIONE DI “SUBMISSION” CHE DESTAVA MOLTE DOMANDE SULL’ISLAM.

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Edouard Ballaman, parlamentare della Lega Nord, con alle spalle molte missioni nei Paesi asiatici, eletto nella provincia di Pordenone è da sempre attento alle tematiche che riguardano i rapporti tra mondo cristiano e mondo islamico e più in generale a tutte le tematiche che riguardano la difesa della nostra storia, della nostra cultura e della nostra società. Tra le sue battaglie ricordiamo la proposta avanzata all’Unione Europea per far diventare beato Padre Marco d’Aviano (il frate cappuccino che nel XVII secolo riuscì a coalizzare gli eserciti cristiani contro quelli turchi che stavano per conquistare Vienna, salvando di fatto l’intera Europa dall’islamizzazione)copatrono d’Europa. Assieme ai colleghi del gruppo della Lega Nord alla Camera ha proposto la legge per inserire le radici cristiane nella Costituzione italiana (proposta che si è subito arenata alla Camera dei Deputati, probabilmente a causa delle stesse persone che in pubblico, sui giornali e in televisione continuano a stracciarsi le vesti perché l’Unione Europea non le ha inserite nella propria Costituzione …) Tra le altre"battaglie"portate avanti da Ballaman ricordiamo quella per far emergere la verità nella questione dell’uranio impoverito utilizzato nella guerra nell’ex Jugoslavia (che ha provocato malattie mortali tra i nostri militari tanto che a oggi contiamo quasi 40 decessi e oltre 300 ammalati gravi). Da quando ha trasmesso per la prima volta il cortometraggio"Submission", il 6 maggio 2005, Ballaman vive sotto scorta a causa delle pesanti minacce di morte. Con la collaborazione del prof. Silvio Calzolari e del dott. Angelo Bernardis.
Stampato nel mese di settembre 2005 da Grafiche Sedran Snc di San Vito al Tagliamento (PN)
per conto dell’on. Edouard Ballaman, Lega Nord Federazione Padana.

 

 

LA PICCOLA GUIDA ALLA CULTURA ISLAMICA                     di Edouard Ballaman

 

Prima Parte

Allah

Non è una divinità adorata dai musulmani ma Dio assoluto e unico. E ’ una parola composta da “Ilah ”che vuol dire Dio e dall ’articolo “al ”. Allah potrebbe corrispondere alla parola italiana “Iddio ”.L ’Islam deve probabilmente questo termine al paganesimo preesistente:esistono in- fatti testimonianze che comprovano l ’esistenza pre-islamica di un ’iden- tica divinità suprema.Maometto ritenne probabilmente necessario non introdurre una divinità nuova e riscattare quella pagana precedente sottoponendola ad una specie di “purificazione dogmatica ”.

Corano

Il Corano (al-qur’an, che significa:"recitazione ") non è opera di Maometto, ma sarebbe un libro rivelato, intorno al 610 d. C. da Allah mediante l’arcangelo Gabriele. Secondo la tradizione il Corano deriverebbe da un modello conservato in cielo e chiamato "Madre del Libro ". Allah lo avrebbe fatto scendere su Maometto in una "notte benedetta "e poi lo avrebbe rivelato successivamente a frammenti, così un frammento posteriore può abrogarne uno precedente. Può il Corano essere considerato "libro di pace"come sostiene una certa stampa di Sinistra? Pensiamo proprio di no. Vediamo il perché. Due volte nel Corano i musulmani sono chiamati il "partito "la "fazione " di Allah mentre tutti gli altri sono chiamati i "nemici di Allah "(sura n. 41, 19;sura n. 41, 28) . Nella sura n. 5 (57, 57) si afferma:"colui che sceglie come amici e alleati Allah, il suo messaggero (Maometto) e i credenti (musulmani) sceglie il partito di Allah che avrà la vittoria ". Anche la sura 58 (22, 23) preannuncia la vittoria sui miscredenti. Il Corano fa chiara differenza fra i musulmani e tutti gli altri. Fra i due gruppi c’è "distinzione ", "separazione ", "distanza "e "rifiuto "anche se tal volta si possono trovare versetti di amicizia accondiscendente.

Il mondo è diviso in due aree ben separate e fra loro incomunicabili:la "Dimora dell’Islam "(dar al-Islam) dove regna la pace, l’armonia e la giustizia e la "dimora della guerra "(dar al-harb) , regno di miscredenza, infamia e ingiustizia. Quest’ultima dimora è la "Casa di Satana ". I musulmani sono chiamati i "superiori ", i "vincitori "e anche i "potenti ", condizioni necessarie per fronteggiare i miscredenti e batterli. Bisogna realizzare infatti l’ideale coranico fissato nel versetto 29 della sura n. 48: "Maometto è il messaggero di Allah e quanti sono con lui sono duri con i miscredenti e compassionevoli fra di loro ". Il compito degli islamici sulla terra è quello di intervenire per far trionfare la legge e l’ordine di Allah. Il Jihad (vedi voce) , per questo è chiamato "obbligo di comunità ", perché intende realizzare quest’ideale sia individualmente che collettivamente. Il Corano utilizza ben 62 volte il verbo "qatala "(uccidere) , tra le quali 10 volte all’imperativo. Così al versetto 89 della sura n. 4 si afferma:"non sceglietevi amici tra i miscredenti finché non emigreranno per la causa di Allah. Se vi volgono le spalle, allora afferrateli e uccideteli ovunque li troviate ". E ancora nella sura n. 9 (versetto n. 5) :"quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete i miscredenti ovunque li incontriate, catturateli, assediateli, tendete loro agguati ".

 

Seconda Parte

La Donna

L ’Islam è profondamente antifemminista come rivelano alcune Affermazioni celebri:“Impedite alle donne di imparare a scrivere. Dite no ai loro capricci (Omar, II Califfo, 581-644); "La donna è un demone, e questo è terribile, ma è un demone necessario ", "Non si dovrebbe mai chiedere un consiglio a una donna, perché privo di valore "(Alì, cugino del Profeta, 600-661).

In genere l ’Islam considera le donne intellettualmente, moralmente e fisicamente inferiori. "Le donne hanno, meno ragione e fede degli uomini ", recita un famoso proverbio arabo. Essendo considerata inferiore all ’uomo nell ’ordine politico e in quello giuridico, la donna è quasi sempre stata esclusa dal potere, non può essere giudice, né direttore di preghiera (imam), né predicatore, né curatore matrimoniale (in Arabia saudita non possono nemmeno avere la patente). Nei giudizi la testimonianza di un uomo equivale, generalmente a quella di due donne, e nelle successioni, alla donna viene assegnata di regola la metà della quota data all ’erede di sesso maschile.

Salvo eccezioni è l ’uomo che prende l ’iniziativa di sciogliere il matrimonio e può unilateralmente pronunciare la formula del ripudio.

E’ tollerata la poligamia (eccetto in Tunisia)sebbene la tendenza, forse per questioni economiche sia oggi limitarsi a una sola moglie. Gli uomini sono autorizzati a sposare donne non musulmane (purché monoteiste) mentre alle donne è severamente proibito sposare non islamici. In certi paesi islamici il diritto allo studio è limitato per le donne e molte bambine, a 14 anni circa, lasciano la scuola per prepararsi al matrimonio. Per il Corano le donne sono instabili, emotive, sentimentali, influenzate dai loro ritmi biologici, prive di giudizio. Sono psicologicamente labili e inferiori all ’uomo. "Non si dovrebbe mai chiedere consiglio a una donna perché il suo parere è privo di valore ", così affermava Alì cugino del Profeta;e ancora “la donna è un demone e quello che è peggio è che è un demone che l ’uomo ritiene necessario ". Si dice che Maometto non accettasse la testimonianza di una donna in materia di matrimonio, divorzio e punizioni “stabilite " ((hudud).

Le punizioni stabilite

Diamo ora una breve rassegna delle punizioni contemplate nel Corano e negli Hadith. Per l ’adulterio è prevista la lapidazione;per la fornicazione 100 frustate;per l ’apostasia è prevista la morte;per il consumo di vini e alcolici 80 frustate o a discrezione la morte;per il furto è prevista l ’amputazione della mano destra;per la rapina si tagliano le mani e i piedi;per una rapina con omicidio è prevista la morte per crocifissione o spada.

I giuristi dell’Islam accettano solo la testimonianza di testimoni maschi;la voce di una donna è priva di valore. In caso di adulterio ai tempi di Maometto le donne trovate colpevoli venivano "murate vive in casa ": “chiudetele in casa finché le coglierà la morte o fino a quando Allah apra loro una via "(sura n. 4, 15). Poi in un passo successivo il Corano abrogò questa pratica che fu sostituita dalla lapidazione. Per la legge coranica è lecito per l ’uomo uccidere la moglie o l ’amante colti in "fallo", ricordiamo che è adultera anche la donna violentata in quanto se violentata ha sicuramente indotto in tentazione l ’uomo. Infibulazione Le mutilazioni sessuali femminili (in fibulazione e clitoridectomia) sono ampiamente praticate in Africa occidentale, sahariana e orientale, così come nello Yemen e nell ’Oman. Le loro origini sono addirittura legate a tradizioni dell ’Egitto faraonico (da qui il nome di "infibulazione faraonica ").

L ’infibulazione e l ’escissione della clitoride non sono menzionate dal Corano anche se i dottori in teologia che si degnano di affrontare l ’argomento raccomandano la pratica considerata un “atto pio ". E ’ una operazione dolorosa e orribile che può essere effettuata con coltelli, rasoi e pezzi di vetro, di rado con l ’anestesia. Dopo l ’escissione le parti sono ricucite con filo di cotone o filo di pelle di pecora. Può portare gravi problemi per la salute delle donne, e anche alla morte. Dopo la cucitura, rimane solo un “asteo "(forellino)vaginale piccolissimo tanto da creare problemi al flusso mestruale e al passaggio dell ’urina.

La donna infibulata soffre di dolori pelvici e cisti, oltre, naturalmente a gravi problemi psicologici. Al momento del matrimonio l ’infibulazione viene allargata per permettere i rapporti sessuali (anch ’essi molto dolorosi).

Velo

Il “velo "(hijab), termine arabo che indica qualcosa che impedisca a qualcos ’altro di essere visto (abito, schermo, tenda, muro, ecc, ). Possiamo anche citare i nomi di altri indumenti usati per coprire la donna musulmana, fra questi il Burka (in Pakistan e Afganistan), il Chador (in Iran), il Tarna ed il Chambar (in Egitto e Siria).

L'esistenza dell ’obbligo di portare il velo nel mondo musulmano è questione discussa anche se i suoi sostenitori si appellano, in modo piuttosto rocambolesco, a due sura (capitoli)del Corano:la n. 33 (v. 59)e la n. 24 (v. 31). In nessuna delle due sura è però espresso l ’obbligo del velo. I versetti appaiono piuttosto un invito rivolto alle donne ad assumere un atteggiamento dignitoso indossando una tunica o un mantello per tenere nascoste "certe parti "del corpo. Su quali siano queste parti insigni teologi e giuristi hanno a lungo dibattuto. E ’ comunque un errore attribuire un origine religiosa all ’uso del velo che deve essere piuttosto considerato un simbolo della condizione servile della donna imposto dalla società, fortemente maschilista islamica.

Il velo e l ’obbligo delle donne musulmane di rimanere segregate in casa vennero con l ’Islam e dai suoi teologi che sostenevano la superiorità dell ’uomo sulla donna. Così, secondo il pensiero del noto giurista e riformatore religioso del XI secolo, Al-Ghazali, l ’organizzazione islamica deve tendere a neutralizzare il potere delle donne sull ’uomo, pericoloso, in quanto distruttivo della stessa organizzazione sociale basata sul sostenuto potere conferito all ’uomo da Dio e sull ’autorità dell ’uomo nella famiglia, nucleo principale della società.

L’imposizione del velo o del burka, in alcune società islamiche tradizionaliste è simbolo di segregazione, di gelosia, di possesso, è simbolo dell ’egoismo dell ’uomo islamico fermo nel tempo al medioevo. Simbolo di mancanza di fiducia del padre, del fratello, del marito;trasforma la donna in merce di scambio da incartare e mettere via. E ’ frutto di menti psicopatiche, frustrare e ossessive. E il tragico di tutto questo comportamento è che si fonda sul nulla religioso.

Moschea

La moschea non è soltanto un luogo di culto e non può essere paragonata a una chiesa. La moschea dall ’arabo:masgid che significa “prostrarsi ", ma esiste anche il termine ‘gami, cioè "luogo di riunione " non è un tempio consacrato, è invece il luogo dove la comunità si raduna per esaminare le questioni attuali che la riguardano:sociali, politiche e anche per la preghiera. La comunità si raduna ogni venerdì, a mezzogiorno, per la preghiera pubblica sotto la direzione di una guida (imam) che non è un sacerdote ma solo un interprete del magistero coranico. Contrariamente a quanto si crede il venerdì non è il giorno in cui non si lavora, come la nostra domenica, anche in Arabia Saudita è giorno lavorativo e si chiudono i negozi solo a mezzogiorno, nell ’ora del raduno. La prima moschea fu costruita da Maometto a Medina, nel 622 d. C. , ed era la dimora del Profeta.

Oggi, con il diffondersi del terrorismo alcune moschee sono diventate anche luoghi militari dove preparare il Jihad, la guerra santa:sono vere e proprie fucine di plagio, basi operative dove gli estremisti trovano protezione, fnanziamenti e coperture.

I tabù alimentari: carne di maiale e bevande alcoliche

Carne di maiale: gli islamici hanno una grandissima repulsione per il maiale definita “bestia immonda"e trovano giustificazione del loro disgusto nel Corano (sure:5, 3;6, 145;2, 173;16, 115). Le motivazioni del divieto (a parte la norma divina)sono varie anche se generalmente si sostiene che il maiale sia “portatore di malattie nei paesi caldi ". Secondo il filosofo Maimonide (1135-1204): “La carne di porco non va consumata perché si nutre di alimenti sudici e disgustosi ". E ’ tanta l ’avversione per i maiali che il romanzo “La fattoria degli animali" di Gorge Orwell è bandito dai Paesi islamici;talvolta (in Arabia Saudita e nelle nazioni ultraortodosse) la polizia religiosa ispeziona i negozi di giocattoli per trovare e distruggere qualsiasi pupazzetto a forma di maiale.
Bevande alcoliche: non esiste un Paese nel mondo islamico dove non sia possibile ottenere bevande alcoliche e dove qualche “bravo " musulmano non consumi vini e liquori di contrabbando. Questo benchè l ’uso degli alcolici sia severamente proibito. Come abbiamo già visto il Corano sull ’argomento è piuttosto ambiguo.

Il Profeta prima loda il vino (sura 16, 67) poi, mostra la sua disapprovazione all’uso (sura 2, 216; 4, 44), finchè non lo proibisce del tutto (sura 5, 90). Chi beve vino, secondo la legge islamica, deve essere punito con ottanta colpi di frusta anche se in Arabia Saudita alcuni principi ultra integralisti condannano chi viene trovato in possesso di alcolici con la morte.
 

Terza Parte

Integralismo e fondamentalismo

Il fondamentalismo islamico è un fenomeno abbastanza recente e affonda le sue origine nei movimenti di rinascita dell’Islam e nelle dottrine ultraortodosse e iconoclaste che spiegano ad esempio la distruzione delle statue dei grandi Buddha in Afganistan ad opera dei talebani di ‘Abd al Wahkab (1703-1792)che dette origine al movimento Wahabita diffuso oggi principalmente in Arabia Saudita. Questa ideologia risente in maniera profonda delle dottrine politiche del teologo e giureconsulto Ibn Taymiyyah (1263-1328 )vissuto dopo il trauma dell’Orda d’oro mongola che spazzò via tutti i paradigmi politici e le istituzioni musulmane preesistenti.

Jihad

Letteralmente significa:"sforzo","impegno"a proseguire sulla retta via segnata dall’Islam. L’Islam distingue fra"grande"Jihad (lotta spirituale)e la"piccola"Jihad (guerra santa a scopo difensivo). Nel medio evo, sotto l’occupazione mongola, il giurista Ibn Tammiyya (XIV secolo)trasformò la Jihad in imperativo offensivo. In seguito il concetto fu sviluppato e amplificato fino a farne un vero e proprio sesto pilastro dell’Islam. Le opere di Ibn Tammiyya furono largamente diffuse in Egitto intorno alla seconda metà del secolo scorso, in edizioni propagandarte dall’Arabia Saudita, dove l’Islam wahabbhita (vedi voce)lo aveva designato maestro indiscusso. I movimenti radicali vi trovano la teorizzazione della lotta armata e del terrorismo.

Secondo questa concezione tutti i Paesi che non si trovano sotto il dominio dell’Islam sono"zona di guerra"e devono essere conquistati con ogni mezzo, anche con il terrore, che non si fermerà sin quando tutto il mondo non sarà islamizzato. Evidentemente questa prescrizione coranica ha dovuto, nel tempo, fare i conti con le mutate circostanze politiche, tuttavia continua a sussistere in sede di diritto. E’ un principio legale e dobbiamo prenderne atto per capire il mondo islamico, la sua politica, l’immigrazione verso l’Europa e il terrorismo che affonda le sue radici nel Corano, nella tradizione e nella vita e l’esempio dello stesso Maometto. Quando il Profeta errava con i suoi seguaci per sostentarsi compiva razzie, che venivano tollerate e definite "piccolo Jihad" per convertire gli infedeli. La tradizione racconta che Maometto guidò ben 27 campagne militari e che altre 30 ne organizzò.

Per l’Islam la guerra santa cesserà solo quando l’Islam trionferà su tutta la terra, poiché il suo fine ultimo è proprio quello di costituire una sola comunità organizzata, unica interprete e custode esclusiva della Sharia (la legge islamica). 
 

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